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Materiali per il catechismo

2 Elementare - Gruppo Pietro3 Elementare - Gruppo Marta4 Elementare - Gruppo Giovanni5 Elementare - Gruppo TaddeoGruppo Pre-AdolescentiGruppo Adolescenti

GESU’ ENTRA A GERUSALEMME

Vogliamo accompagnare i bambini a conoscere la Pasqua di Gesù. In questo primo incontro guardiamo il sussidio alle pagine 40-43, che trovate anche qui.

Si parla Gesù che entra a Gerusalemme come re di pace, diverso dagli altri re che conosciamo.

Si può leggere insieme il racconto che trovate qui sotto e far colorare ai bambini le immagini proposte. 

Infine si può anche raccontare la storia usando questo testo, che un genitore racconta impersonando Pietro.


INGRESSO A GERUSALEMME

UN RE CHE AMA TUTTI

ULTIMA CENA

Continuiamo il nostro cammino verso la Pasqua di Gesù. Osserviamo l’illustrazione qui accanto e proviamo a dialogare tra genitori e figli: “Che cosa vediamo? Dove siamo? Chi c’è? Che cosa potrebbe essere successo?”.

Poi si legge insieme il racconto che trovate qui, si fanno colorare ai bambini
le immagini si svolgono le semplici attività proposte.

Cerchiamo di spiegare ai bambini che se nell’incontro precedente abbiamo scoperto che Gesù è un re di pace, che entra a Gerusalemme su un asinello, ora scopriamo che è un re che, invece che comandare, scegli di servire e di donarsi.

Infine si può anche raccontare la storia usando questo testo, che un genitore racconta impersonando Pietro.

IL NOSTRO RE MUORE

 MORTE DI GESU'


Osserviamo l’illustrazione qui accanto e proviamo a dialogare tra genitori e figli: “Che cosa vediamo? Dove siamo? Chi c’è? Che cosa potrebbe essere successo?”.

Cerchiamo di capire cosa è successo dopo l’Ultima cena di Gesù attraverso questa narrazione. Lo leggerà la mamma, impersonando Maria di Magdala che racconta tutto quello che è successo.

Dopo la lettura dialoghiamo sui bambini su ciò che abbiamo scoperto: Gesù ha sofferto davvero tanto per la cattiveria degli uomini, che lo accusano ingiustamente, lo deridono, lo mettono in croce.

Di fronte a Gesù proviamo tanta compassione e pena per come è ridotto, ma anche tanta ammirazione, perchè poteva scappare o difendersi e non lo ha fatto: ha scelto di dare la vita, e il suo amore è stato più forte del male che lo circondava.

Alla fine possiamo far colorare le immagini e svolgere le semplici attività che troviamo qui.

DAVANTI ALLA CROCE DI GESU’

Continuiamo a rivivere quanto è acceduto a Gesù dopo il suo arresto.

Questa volta ascoltiamo un audio-racconto: ci sono Maria di Magdala, Pietro e Andrea, e Maria racconta loro che cosa è successo a Gesù, quello a cui lei ha assistito insieme alle donne che sono state con Gesù fino a sotto la croce. È un po’ lungo, ma proviamo ad ascoltarlo fino in fondo. 

Alla fine del racconto Maria ci apre alla speranza, perché dice che la morte è come la cenere che copre una brace ancora accesa, e che Dio può soffiarla via… Uno dei genitori legge il racconto del chicco di grano o quello del bambù, che troviamo qui.

Dalla storia capiamo che dal sacrificio di Gesù nasce una nuova vita. Alla fine guardiamo l’immagine qui accanto o prendiamo un crocifisso che abbiamo in casa e lo appoggiamo davanti a noi. Completiamo questa frase:

Guardando la tua croce nel mio cuore sento….

Esprimiamo ad alta voce quello che sentiamo. Proviamo anche a dire un gesto che vorremmo compiere per Gesù (ad esempio dargli un bacio, abbracciarlo). Possiamo concludere facendo dare ai bambini un bacio al crocifisso o a un’immagine di Gesù che abbiamo in casa.

crocifisso

FELICI CON GESU’ RISORTO

 RISORTO


Guardiamo il video racconto che troviamo qui

Maria di Magdala ci ha raccontato del suo incontro con Gesù Risorto il mattino di Pasqua.

Prendiamo il sussidio alla pagg. 60-61 (le troviamo anche qui).

Proviamo innanzitutto a rispondere alle domande di pag.60.

Dopo che i bambini hanno fatto la crocetta sulle tre risposte, spieghiamo che la risurrezione rimane un evento misterioso: non è un miracolo spettacolare, tanto che Maria vede Gesù risorto e pensa che sia un uomo qualunque; quello che conta è che Gesù è vivo e lo si può incontrare.

Anzi è Lui che ci chiama per nome e ci dà il compito di annunciarlo.

Possiamo allora completare il fiore disegnato a pag.61, rispondendo alle domande proposte. Se Gesù è risorto ed è vivo, possiamo pensare a che cosa Gesù ci direbbe che cosa gli risponderemmo: lasciamo che siano i bambini immaginarsi questo dialogo.

I DISCEPOLI NELL’ORTO DAVANTI A GESU’

ORTO DEGLI ULIVI

Proponiamo ai ragazzi di immedesimarsi nell’esperienza dei discepoli nel Getsemani la notte dell’arresto di Gesù.

Possiamo guardare insieme l’immagine che troviamo accanto e poi ascoltare l’audio-racconto.


Poi con i ragazzi guardiamo il sussidio alla pagine 50-51, che potete trovare anche qui.

Insieme si confrontano due esperienze che fanno i bambini con quelle di Gesù e dei discepoli: dormire e pregare.

Poi nell’altra pagina facciamo scrivere sui sassi i pesi che hanno da portare i ragazzi e di cui Gesù si fa carico con noi.

PIETRO DAVANTI A GESU’

Abbiamo lasciato Gesù nell’orto degli ulivi mentre prega il Padre. Ora ci spostiamo nella casa del sommo sacerdote Caifa.

Possiamo guardare insieme l’immagine che troviamo qui accanto e poi ascoltare l’audio-racconto qui sotto.

Pietro ripensa a quanto accaduto dialogando con due personaggi misteriosi (satana e un angelo). Uno lo accusa perché ha rinnegato Gesù, l’altro lo incoraggia perché Gesù lo perdona e ha ancora fiducia in lui.

Poi con i ragazzi guardiamo il sussidio alla pagine 52-53, che potete trovare anche qui.

In particolare ci fermiamo sull’esperienza del pianto e chiediamo ai bambini perché di solito piangono, aiutandoli a trovare vari esempi.

Quando ci si fa male, quando si ha paura, quando si è delusi, quando si è feriti o arrabbiati…

A questo punto proviamo a rispondere alla domanda “Perché Pietro piange?”. Non c’è una risposta giusta, ma sicuramente nel pianto di Pietro c’è il pentimento per quello che ha fatto e anche la commozione perché dallo sguardo di Gesù ha capito che lui gli vuole ancora bene.

RINNEGAMENTO DI PIETRO

IL BUON LADRONE DAVANTI A GESU’

crocefissione 


Guardiamo l’immagine qui accanto. In questo affresco del Beato Angelico, che si trova a Firenze, è rappresentata la crocifissione di Gesù, in mezzo ai due malfattori. Proviamo a guardare i due ladroni: che differenza c’è tra di loro? Come distinguiamo quello buono dall’altro?

Ora guardiamo questa immagine.

Che cosa sta facendo il buon ladrone? Come guarda Gesù? E Gesù invece che cosa fa? Come guarda al ladrone?

Ci rendiamo conto che il buon ladrone si rivolge con ammirazione e pentimento a Gesù, instaurando con lui un dialogo.

Leggiamo ora il testo del Vangelo:

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E disse: “Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.Lc 23,39-43

Concludiamo cercando di raccogliere il messaggio che il testo ci offre: Gesù sulla croce offre a tutti la sua amicizia, un legame forte con lui: “Oggi sarai come me in Paradiso”. Come un filo che ci lega a lui e che nessuno può più spezzare.

GESÙ CI SALVA SULLA CROCE

Prendiamo sul sussidio le ultime due pagine (77 e 79) e ritagliamo le immagini come se fossero carte da gioco. Le possiamo trovare anche qui (pagina 77, pagina 79). Se possibile, meglio usare direttamente le pagine del sussidio, che sul retro riportano titolo e autore
dell’opera.

Sul sussidio poi prendiamo le pagine 56-57 (le troviamo anche qui). Leggiamo le parole di Gesù pronunciate sulla croce alla p. 56, che riporta anche una breve frase che aiuta a coglierne il senso.

Poi i bambini abbinano le immagini alle frasi (si può scrivere sul retro dell’immagine il numero della frase scelta). Riportiamo qui gli abbinamenti esatti tra immagini e parole.

A questo punto ci si domanda:

  • Quale di queste immagini mi piace di più e perché? Che cosa mi dice l’immagine che scelgo?
  • Quali di queste parole mi piacciono di più e perché? Che cosa mi dicono?

Possiamo scrivere sul sussidio le risposte dei bambini e poi incollare a pag.57 la croce che è stata scelta.

Concludiamo pendendo un crocifisso o un’immagine di Gesù che abbiamo in casa e le mattiamo davanti a noi. Facciamo toccare ai bambini la croce con una mano; esprimiamo insieme a voce bassa questa preghiera:

“Ti ringrazio, Signore Gesù, perché tu ci salvi sulla croce, e grande è il tuo amore per noi”.

Facciamo un attimo di silenzio durante il quale aggiungere una breve preghiera personale e compiamo un gesto di affetto: un bacio alla croce, una carezza…

CROCIFISSO

TOMMASO INCONTRA IL RISORTO

TOMMASO

Oggi vogliamo rivivere l’incontro tra Gesù Risorto e i suoi discepoli, immedesimandoci in particolare nella vicenda di Tommaso, per trovare la risposta a questa domanda: come incontrare Gesù Risorto anche noi, oggi?

Leggiamo innanzitutto il Vangelo Gv 20,19-29

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. 22Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!“. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.

26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. 27 Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”. 28 Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. 29 Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!“.

Nel sussidio alle pagg.60-61 troviamo il testo con delle parole evidenziate (sottolineate nel testo qui sopra), alle quali corrispondono delle domande. Le riportiamo anche qui, con le relative risposte. Lasciamo che i ragazzi provino a rispondere loro prima di dare la risposta indicate

  • erano chiuse le porte del luogo: Come mai sono tutti chiusi dentro?
    • Qualcosa di eccezionale è successo, ma i discepoli non hanno ancora capito che cosa sia accaduto. Hanno paura: proviamo a metterci nei loro panni: la situazione è davvero complicata!
  • Abbiamo visto il Signore: proviamo a immaginare in che modo hanno detto questa frase.
    • Diamo ora voce alla professione di fede dei discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Con quale tono sarà stata pronunciata? Come l’avranno detta?
  • Se non vedo: Tommaso non vuole fidarsi. Non crede che l’hanno visto oppure vuole vederlo anche lui?
    • Proviamo ora ad immedesimarci con lo stato d’animo di Tommaso. Il suo dubitare esprime da una parte la fatica a fidarsi dei suoi amici, che dicono di aver visto proprio Gesù, dall’altra il desiderio di poter vedere anche lui, in prima persona, il Signore: vorrebbe anche per sé la possibilità di un incontro personale e vivo con il Risorto.
  • Metti qui il tuo dito: Gesù ci tiene a Tommaso invita Tommaso a toccare le sue ferite. Tommaso lo fa?
    • Guardando attentamente l’immagine qui accanto possiamo soffermarci sull’invito di Gesù a toccare con mano le sue ferite. Gesù vuole che tutti possano “toccarlo”, cioè incontrarlo. Ma Tommaso sembra fermarsi sorpreso e ammirato. Non ha più bisogno di prove, né di toccare con mano, piuttosto esplode in una splendida professione di fede.
  • Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto: Questi siamo noi! Non abbiamo visto, non abbiamo toccato, ma crediamo in Gesù! Come Gesù risorto ci incontra oggi?
    • Gesù parla di noi e ci dice “beati”. Ma come si fa ad incontrare oggi Gesù? Anche noi possiamo incontrare Gesù, perché Gesù si fa vicino, si fa “toccare” da noi; questo accade attraverso i sacramenti, la Parola di Dio e la Chiesa.

I GESTI DELL’AMORE

Vi invitiamo a guardare sul sussidio le pagg.40-41; le potete anche scaricare da qui.

I Gesti che Gesù compie nella moltiplicazione dei pani sono gli stessi che il sacerdote compie nella santa Messa: presenta a Dio i doni portati all’altare, li alza verso Dio e li consacra, poi spezza il pane e lo dà a tutti.

Sono gli stessi gesti che anche noi possiamo compiere: prendere la nostra vita e metterla in gioco con gli altri, alzarla verso Dio perché diventi dono per gli altri, farne come un pane spezzato che sfama gli altri.

Per ricordarcelo realizziamo il cubo stampando il file che troviamo qui.


pane e vino

UNA CENA DIVERSA DA TUTTE LE ALTRE

Gesù istituisce l’Eucarestia, cioè la Messa, nell’ultima cena con i suoi discepoli.

Questa cena però va collocata nel contesto della Pasqua ebraica, dove si ricordava la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù dell’Egitto.

Ancora oggi gli ebrei fanno una cena per ricordare e celebrare quanto vissuto dai loro antenati, la stessa cena che tante volte Gesù avrà vissuto con i suoi amici, magari proprio quella sera a Gerusalemme, la sera prima di morire.

In questo video trovate una descrizione di quella cena, diversa da tutte la altre.

UNA CENA PER DARE LA VITA

In questo Gesù incontro ci immedesimiamo in quello che accadde nell’Ultima Cena di Gesù.

Ascoltiamo un dialogo, immaginando che diversi anni dopo la morte e resurrezione di Gesù Pietro e Giovanni, due degli apostoli, si radunino con altri cristiani.

Prima di celebrare l’Eucarestia, si mettono a raccontare quello che è successo, ricordando in particolare la tristezza, ma anche la profonda serenità di Gesù nella notte del tradimento.

Nel racconto abbiamo sentito che Gesù si paragona a una mamma che ha dato alla luce suo figlio. Ora in famiglia la mamma può raccontare come ha vissuto il momento dell’attesa quando era incinta e il momento del parto, con il dolore ma poi la gioia successiva.

Sia il papà che la mamma poi possono raccontare che cosa significa per loro dare la vita per i figli tutti i giorni, attraverso quali gesti e quali scelte, e se c’è stato qualche momento particolare in cui gli è venuto in mente che erano pronti a dare le loro vita anche fisicamente, in favore o al posto dei figli.


CENA PER DARE LA VITA

UNA CENA NELLA NOTTE IN CUI FU TRADITO

ultima cena leonardo

Continuiamo e ripercorrere quanto accaduto nell’ultima cena. Pietro e Giovanni ricordano con dolore il tradimento di Giuda, senza riuscire bene a capire i motivi della sua decisione.

Soprattutto sottolineano che Gesù aveva capito che Giuda l’avrebbe tradito, ma non è scappato e neppure lo ha denunciato. Questo per dare la possibilità a Giuda di cambiare idea, e anche per far riflettere gli altri discepoli che nessuno può sentirsi a posto.

Ciascuno di noi può essere un po’ “traditore” di Gesù, quando ci dimentichiamo di Lui, o quando commettiamo del male. Ascoltiamo. 


Il momento in cui Gesù annuncia che sarebbe stato tradito viene rappresentato da Leonardo nella sua opera più celebre, il Cenacolo. Guardiamo questo video che ci spiega questo dipinto e ci aiuta a
immedesimarci nei discepoli.

Al termine del video prendiamo il sussidio alle pagg. 48-49 (le troviamo anche qui). Riguardiamo bene l’opera d’arte e le spiegazioni scritte ai lati.

Abbiamo ascoltato nel video che le parole dell’ultima cena sono le stesse che il sacerdote pronuncia durante la Messa al momento della consacrazione, quando alza il pane e il vino, che diventano il corpo e il sangue di Gesù.

Cerchiamo nel vangelo di Matteo il capitolo 26, versetti 26 e 27, e trascriviamo la parole di Gesù sul sussidio a pag.50

UNA CENA DIVENTARE UNO

Mostriamo ai ragazzi le immagini che troviamo nel sussidio a pag.51, oppure qui, e se possibile le stampiamo.

Si chiede dunque ai ragazzi di individuare che cosa hanno in comune le varie coppie di oggetti. È facile capire che le immagini sono accoppiate secondo la logica “molteplicità / unità”: tanti fili insieme fanno un tessuto, tanti colori che colpiscono un prisma formano una luce bianca, tante lettere scritte formano un libro… C’è anche un intruso, che va trovato: si tratta delle pere e dell’albero (l’albero non è l’insieme dei suoi frutti).

Si spiega ai ragazzi che ciò che accade a ogni singolo elemento di partenza (un colore, un filo, una lettera…) è che unendosi con gli altri si trasforma in qualcosa di nuovo. Nella Messa accade la stessa cosa: quando noi, celebrando la Messa, facciamo la comunione, diveniamo una sola cosa con Gesù e, di conseguenza, anche con tutti i discepoli di Gesù che sono realmente uniti a lui e quindi tra loro possono chiamarsi realmente fratelli.

A questo punto ascoltiamo come continua il racconto dell’ultima cena da parte di Pietro e di Giovanni.

Pietro e Giovanni spiegano che i cristiani si sentono tutti fratelli tra di loro, perché sono tutti amici di Gesù.
Ma soprattutto Pietro usa una bellissima immagine per parlare di quello che succede con la comunione con Gesù: noi siamo come il legno e Gesù è il fuoco. La riportiamo qui sotto

Se metti un ciocco di legno nel fuoco, dopo un po’ il fuoco lo avvolge, gli entra dentro un po’ per volta… e alla fine fuoco e legno sono diventati una cosa sola, il legno è diventato incandescente, bellissimo e fiammeggiante. Non puoi più dire dove finisce il legno e dove inizia il fuoco, non si possono più separare, per niente al mondo. Così è con Gesù.

Quando noi facciamo la comunione diventiamo una sola cosa con Gesù, e niente e nessuno, a parte noi stessi, ci potrà separare da Lui.


Immagini catechismo 4

UNA CENA DA MAESTRO E SIGNORE

CENA DA MAESTRO E SIGNORE

Iniziamo con questo audio-racconto, che ci porta a rivivere l’episodio della lavanda dei piedi, attraverso il dialogo tra Pietro e Maria.

 

Ci si può soffermare in particolare sulle ultime parole di Pietro e sottolineare il ribaltamento di quella logica “superiore – inferiore” con cui siamo abituati a pensare:

Per noi è sempre così che deve funzionare il mondo: il più importante sta in alto, il meno importante in basso. Ma quella volta non abbiamo avuto scampo: lui era più in basso di noi, e ci voleva proprio stare. Quella volta ci ha detto chiaro, e una volta per tutte, che cosa vuol dire per lui essere il Signore.

Si accompagnano i ragazzi ad accorgersi dello stupore provato dai discepoli, quando hanno visto Gesù chinarsi per lavare loro i piedi. Per questo osserviamo i volti attoniti di Pietro e degli altri nell’illustrazione di p. 54-55 del sussidio, riportata anche qui accanto.

In loro si riconosce lo stupore, lo smarrimento, misto ad un certo disappunto. In particolare si vede bene la ribellione di Pietro. A questo punto, dopo essere entrati nei sentimenti dei discepoli, si può passare alla lettura dialogata del testo biblico, che troviamo sul sussidio alle pagg. 56-57 oppure qui.

Nel testo riportato sul Sussidio sono evidenziate alcune frasi e sono esplicitate delle domande: proviamo a rispondere insieme.

Al termine chiediamo ai ragazzi di scegliere un’azione di servizio che possono svolgere oggi in casa (apparecchiare, sparecchiare, aiutare a cucinare, sistemare la camera, pulire…) e a scriverla nell’immagine accanto a Gesù che serve.

Ora preghiamo con le parole di Sant’Ambrogio che troviamo a p. 57 del Sussidio.

UNA CENA PER SEMPRE

Incominciamo con una drammatizzazione. Questa volta invece che ascoltare proviamo noi a mettere in scena quello che accade, usando il copione che troviamo qui e distribuendoci i vari personaggi. 

Dopo la scenetta commentiamo quello che abbiamo recitato: Pietro e Giovanni scoprono di essere diventati persone in qualche modo nuove. Essi si accorgono che è avvenuto veramente ciò che Gesù aveva profetizzato, cioè che avrebbe fatto scendere su di loro il Suo Respiro, lo Spirito Santo, e che lo Spirito li avrebbe riempiti di gioia e di forza profonda, di un coraggio e di una solidità incrollabili.

Ora guardiamo questo cortometraggio della Pixar, intitolato “Piper

Abbiamo visto che il protagonista deve affrontare tante difficoltà per diventare adulto, in particolare affrontando il mare per procurarsi il cibo. Uscirà però dalla nuova esperienza avendo scoperto tesori nascosti e libero da ogni paura. Così è successo ai discepoli di Gesù: travolti dall’ondata violentissima delle vicende dei giorni di Pasqua (l’arresto, la tortura e l’uccisione del Maestro), i discepoli hanno scoperto che tutto questo nascondeva in realtà tesori preziosi e prima impensabili: in particolare che la morte (che è come l’ondata del mare) diventa il luogo di una vita inattesa (la risurrezione di Gesù).

Guardiamo ora l’immagine qui accanto (pag.58 del sussidio). Noi, come i discepoli, abbiamo ripercorso la passione e la morte di Gesù. Anche a noi, come a loro, è successo di non capire il Maestro e la sua logica, ma se, come loro, abbiamo deciso di diventare suoi amici, possiamo vivere nel tempo della gioia, del coraggio e della testimonianza. Il rito della Messa esprime tutto questo nel cuore della Preghiera eucaristica, quando, dopo il racconto dell’Istituzione, rispondiamo Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.

Infine facciamo l’attività proposta a pag.58, esprimendo il desiderio di lasciarci trasformare, oggi, dall’azione dello Spirito, provando ad individuare alcuni cambiamenti che possono essere frutto della celebrazione eucaristica.


CENA PER SEMPRE

IN VOLO CON LO SPIRITO

pentecoste

L’arcivescovo Mons. Mario Delpini come tutti gli anni ha scritto una lettera ai ragazzi della Cresima, intitolata “Lo Spirito parla le lingue del mondo”.

In questo spazio pubblichiamo di settimana in settimana le pagine di questa lettera, che vi invitiamo a leggere insieme.

L’arcivescovo Mario propone ai cresimandi di incontrare alcuni loro coetanei provenienti da altre chiese sparse per il mondo.

Le storie proposte ci raccontano tradizioni, modalità e contesti differenti dal nostro, ci raccontano una Chiesa che viene “dalle genti”.

Proviamo a trovare con i ragazzi perché il Vescovo propone ogni storia, su che cosa ci fa riflettere. Vi diamo alcuni suggerimenti, ma si possono trovare altre risposte:

LO SPIRITO, ANIMA DELLA CHIESA

Osserviamo l’immagine qui accanto. In questa città ci sono dei cristiani. Riesci a trovarli?

Da che cosa li hai riconosciuti? Che cosa stanno facendo?

Ascoltiamo ora la Parola di Dio, dagli Atti degli apostoli.

Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.

Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.

Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.Atti 2,42-48

In ogni luogo e in ogni tempo i cristiani si riconoscono da quattro azioni fondamentali:

  1. unione fraterna (la gioia di stare insieme);
  2. insegnamento degli apostoli (ascolto di coloro che guidano la Chiesa);
  3. spezzare il pane (celebrazione dell’Eucaristia);
  4. preghiera (si prega insieme o personalmente)

Scarica e stampa la tabella che trovi qui. Prova a ricordare e scrivi un luogo e una o più persone che ti vengono in mente pensando ad ognuna delle quattro azioni fondamentali della chiesa.
Concludiamo pregando per le persone indicate nella tabella.

LA CHIESA

INSEGNAMENTO DEGLI APOSTOLI E PREGHIERA

papa Francesco con ragazzi

La comunità cristiana ha bisogno innanzitutto di ascoltare l’insegnamento degli apostoli: i cristiani desiderano conoscere sempre meglio la persona di Gesù per farlo ci vogliono persone che possano guidare e sostenere il loro cammino di fede.

Per i ragazzi possono essere il prete, le catechiste, i nonni, gli stessi
genitori. Altra colonna della comunità cristiana è la preghiera: i cristiani sono in continuo dialogo con Dio nella preghiera comunitaria, in quella personale e familiare.

Pregando possiamo vincere ogni forma di paura e sperimentare la consolazione che viene da Dio.

Papa Francesco, proprio incontrando i ragazzi della Cresima a Milano, ha raccontato cosa lo ha aiutato a conoscere Gesù. Guardiamo questo video

Il Papa dice:

Tre cose vi faranno crescere: parlare con i nonni, giocare con gli amici, andare in Parrocchia e in oratorio. Con queste tre cose tu pregherai di più e la preghiera è quel filo che unisce le tre cose

Mettiamo in pratica quanto dice il Papa nei prossimi giorni.
– Telefona ai nonni o a una persona saggia che conosci.
– Manda un messaggio o chiama un tuo amico per parlare con lui o con lei.
– Prega per la tua Parrocchia e perché presto ci si possa ritrovare ancora insieme a celebrare la Messa e a giocare in oratorio.

Concludiamo pregando per Papa Francesco e il nostro Arcivescovo Mario: Ave Maria

UNIONE FRATERNA E SPEZZARE IL PANE

Sono altre due “colonne” della comunità cristiana. I cristiani innanzitutto sperimentano la gioia di stare insieme e si sentirsi uniti come fratelli e sorelle; per questo condividono tutto e si aiutano a vicenda.

Inoltre si ritrovano per celebrare l’Eucarestia, facendo quello che ha fatto Gesù nell’ultima cena e ricevendo nella comunione il suo Corpo e il suo Sangue. Possiamo leggere le pp. 56 e 58 del Sussidio.

Su questo tema vogliamo conoscere un ragazzo della nostra Diocesi di Milano che è stato proclamato beato: Carlo Acutis. Un ragazzo pieno di vita, amante dell’amicizia, dello sport, del computer, ma soprattutto di Gesù, della preghiera e dell’Eucaristia. Ecco qui qualche notizia su di lui:

Figlio primogenito di Andrea Acutis e Antonia Salzano, Carlo nacque a Londra, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro del padre, il 3 maggio 1991. Trascorse l’infanzia a Milano, circondato dall’affetto dei suoi cari e imparando da subito ad amare il Signore, tanto da essere ammesso alla Prima Comunione ad appena sette anni.

Frequentatore assiduo della parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano, allievo delle Suore Marcelline alle elementari e alle medie, poi dei padri Gesuiti al liceo, s’impegnò a vivere l’amicizia con Gesù e l’amore filiale alla Vergine Maria, ma fu anche attento ai problemi delle persone che gli stavano accanto, anche usando da esperto, seppur autodidatta, le nuove tecnologie.

Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza, a quindici anni compiuti.


Su questo sito si può scoprirne di più: http://www.santiebeati.it/Detailed/93910.html

Ora ascoltiamo questa canzone che racconta la sua vita e utilizza diverse sue frasi celebri.

Dopo aver ascoltato la canzone proviamo a cercare la frase della canzone che ci piace di più.

Carlo Acutis ha scritto:

“Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”.

Cosa significa secondo te? Riscrivi questa frase con le tue parole.

CARLO ACUTIS

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