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Il Patrono della Parrocchia

S. Gaetano

e la forza della fede …

Molti innanzi a situazioni difficili usano il metodo del giudizio o del brontolio: Gaetano Thiene usò quello del fare. Di fronte alla triste situazione della comunità cristiana e del clero che sembravano incapaci di offrire una proposta credibile di vita evangelica, non si fermò alla condanna ma si ripropose di migliorare il mondo che lo circondava con coraggio ed iniziativa. Cominciò dalla sua vita personale: “Le cose vanno maluccio? Bene, io che posso fare?” si chiese. Non scrisse trattati, né fece articoli su giornali.Gaetano fece delle scelte: lasciò il suo lavoro in Roma, un buon lavoro, era avvocato, lasciò anche il Vaticano, luogo prestigioso…

Era ricco di famiglia; proveniva dalle terre venete, allora potente regione industriale, commerciale ed intellettuale: Gaetano lasciò anche quel mondo; si tolse tutto: non fuggì dal mondo, non sentiva questa la sua vocazione. Voleva aprire un immenso cantiere nella Chiesa, in tutta Europa, per mostrare ai cristiani la credibilità del Vangelo, la possibilità di “vedere con i loro occhi” che seguire Cristo era possibile. I santi non fanno forse “vedere” Cristo?

Gaetano fece “vedere Cristo” accudendo i malati in vari ospedali, e si adoperò a fondarne egli stesso: non fece l’amministratore o il direttore, ma l’uomo di fatica, con le mani immerse nel lavoro ed il cuore fisso ad un unico pensiero: “Gesù Cristo, aspetta chi si muoverà, chi andrà? Cristo aspetta, io vado con Lui!” Lasciò tutto e si immerse nel mondo degli uomini con uno spirito diverso; ordinato presbitero si rivestì di Cristo in un cammino di umile forza e forte umiltà, perché la Chiesa non la si serve a parole, ma organizzando il servizio, la carità, lo studio, la fraternità. Gaetano in tutto ciò, prima di organizzare, si lasciò organizzare dal Maestro.

 Da una biografia di S. Gaetano